Come si sviluppa il sonno dei bambini nei primi 12 mesi di vita? Come favorirlo?

Il sonno dei bambini nei primi 12 mesi di vita, subisce rapidi cambiamenti. In questo articolo, ti aiuterò a conoscere il ritmo sonno-veglia, a capire da cosa dipende e ti darò 5 strategie utili per facilitarlo.

Il sonno è un’abilità che viene appresa, esattamente come camminare e mangiare. Il genitore svolge la funzione fondamentale di aiutare il bambino ad apprendere come addormentarsi e a gestire i risvegli notturni in modo sempre più autonomo. Il sonno dei bambini nei primi 12 mesi di vita è molto diverso da quello dell’adulto a livello quantitativo, qualitativo e con ampie differenze tra i bambini.  Un neonato dorme circa 16-17 ore, un lattante di 3-4 mesi circa 14-15 ore al giorno, mentre verso il compimento del primo anno d’età 14 (medie indicative, da prendere in maniera non rigida). La differenza in termini di ore non è tanta, ma allora cosa cambia secondo te? 

  • La qualità del sonno: il sonno dei bambini fino ai 12 mesi è per circa la metà del tempo un sonno attivo e leggero (sonno REM) e per l’altra metà profondo. Per questa ragione, nelle prime 6 settimane di vita i bambini spesso sorridono, emettono suoni e si muovono molto durante il sonno! Gradualmente, con lo sviluppo cerebrale e la maturazione fisiologica, il sonno tende a diventare sempre più profondo (NREM) e ad essere sempre più simile a quello dell’adulto.
  • La distribuzione del sonno nell’arco delle 24 ore: da sonno polifasico nei primi mesi vita (tre ore sonno e una di veglia circa) si passa in modo graduale a un sonno monofasico. Il sonno tende a concentrarsi sempre più durante la ore notturne, con alcuni sonnellini diurni.
sonno del bambino primi 12 mesi di vita

Da cosa dipende il sonno dei bambini?

  • Fattori genetici/ereditari: ci sono elementi innati individuali che determinano ampie differenze nel sonno dei bambini.
  • In una minoranza dei casi da fattori medici dovuti a una problematica fisica/organica che può determinare per esempio apnee notturne. Nel dubbio, rivolgiti al tuo Pediatra di riferimento.
  • Difficoltà alimentari che si possono presentare a partire dallo svezzamento e che possono essere più o meno transitorie, trattate in questo articolo.
  • Fattori relazionali, psicologici dei genitori e della relazione genitori-bambino. Nella maggior parte delle situazioni un ruolo decisivo viene svolto dalla gestione pratica del sonno dei bambini da parte di mamma e papà. Altri fattori, quali ad esempio il livello di stress, la presenza di ansia/depressione ed alcune caratteristiche di personalità incidono in modo più o meno diretto sulla qualità del sonno del bimbo.

Possiamo dire quindi che il sonno del bambino dipende in larga parte dal suo stadio di sviluppo (età). Entrano in gioco anche alcune caratteristiche psicologiche dei genitori, la gestione dell’addormentamento e dei risvegli notturni.

Come aiutare il bambino a dormire meglio?

  1. Durante le prime 6-8 settimane di vita, cerca di sintonizzarti con i ritmi fisiologici, naturali del sonno del bambino. Se sei una mamma, dedicati al recupero fisico e mentale dopo il parto. Delega, se possibile, la cura della casa e la sua organizzazione a qualcun altro.  La suocera può andare benissimo!
  2. Superati i primi due mesi cerca di comprendere le preferenze innate del bambino osservandolo. Sulla base di questi suoi ritmi si può lavorare con gradualità.
  3. Tra il 3-4 mese di vita. Il sonno diventa dipendente dall’ambiente esterno. Quindi cerca di regolarizzare gli orari e strutturare delle routine. Infatti, se provi a dare una successione alle 24 ore il tuo bambino inizierà ad associare il sonno ad un normale momento della giornata coerente e prevedibile. 
  4. Tra il 4 e 6 mese di vita. E’ il periodo più appropriato per iniziare a distinguere il momento dei pasti da quello dell’addormentamento. Crea delle routine serali scegliendo dei rituali piacevoli per te e per il bambino e concentra le attività più dinamiche durante le ore diurne.
  5. Durante i risvegli notturni cerca di interagire il meno possibile con il bambino. Fino ai 5-6 mesi ci saranno risvegli legati alle necessità di alimentazione del piccolo. Anche in questo caso, il suggerimento è quello di limitare al minimo le interazioni.

Come sostenuto dalla letteratura scientifica in studi come questo, sviluppare adeguati ritmi sonno-veglia è fondamentale per la maturazione cerebrale, emotiva e cognitiva.

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